| |il progetto| | |mappe di relazioni| | |recinti| | |gallery| | |bibliografia| | |fasi processuali| | |contatti| | |Alessandro Quaranta| |
Da Gagiò:Da sempre, le persone che spregiativamente definiamo zingari (dal greco medievale, athinganos, intoccabile), usano a loro volta il termine gagé per identificare chi non appartiene al loro gruppo o etnia. Il termine, che definisce chi proviene dal di fuori della comunità, è comune a tutti i gruppi e le sotto-etnie zingare (Rom, Sinti e Khalé, ad esempio)È anche la parola che i Rom che conosco usano, quando vado a far loro visita, per parlare di me, della mia persona. Da questa posizione di straniero, se si vuole poco privilegiata, ho condotto la mia ricerca. Consapevole della mia non appartenenza, ho cercato di lavorare proprio sulla distanza che differenzia la cultura Rom da quella gagé Fin dall’inizio del progetto era ben chiara in me l’intenzione di evidenziare questa distanza per arrivare a un possibile ribaltamento di una serie di schemi culturali raramente messi in discussione anche quando si è chiamati a riflettere sulla convivenza, sulla città e sul suo ridisegno. Mi affascinava l’idea di un gioco capace di invertire le nostre concezioni spaziali, portando in periferia ciò che si trova al centro e viceversa. È da questo spunto che è nata l’idea di creare una mappa basata non su dati quantitativi, su rilevamenti e su statistiche, ma costruita lentamente a partire da un’assidua frequentazione di alcune famiglie Rom di Torino. Un intreccio di fili colorati hanno così dato forma a una mappa effimera con la quale ho provato a restituire le storie delle relazioni, delle parentele, degli spostamenti e delle migrazioni di queste famiglie. Quella mappa è ora anche un sito che tenta di raccontare la città di Torino dei Rom e della loro comunità, vista da un gagiò. Come? Attraverso un doppio sistema di mappe. La prima mappa è caratterizzata da segni colorati, è un ipertesto che sviluppa aspetti connessi agli spostamenti e alle migrazioni. Ogni segno grafico colorato corrisponde a un nucleo famigliare, ne insegue il filo delle relazioni, dei legami tra i suoi membri sparsi per la città, insediati nei “campi sosta” o abitanti nelle case. Le diverse storie possono essere lette interagendo su ogni singolo punto e sono frutto di interviste che si sviluppano su due tipi di domande. 1) Dove sei nato e dove hai vissuto nel tuo paese di origine? Hai qualche
ricordo indelebile legato a esso che vuoi raccontare? La seconda mappa, sovrapposta alla prima, è a-cromatica, o meglio,
è bianca. |
|||||||
| |home | |italiano| | |||||||